Ciad: La speranza germoglia nella terra arida del Guéra
È dura la vita per chi vive nella provincia del Guéra, in Ciad.
Siamo in pieno Sahel, ai confini del deserto del Sahara, dove ci sono due stagioni: la stagione secca, che dura nove mesi, e quella delle piogge che dura tre mesi. E le famiglie possono sfruttare solo quest’ultimo periodo per piantare e far crescere tutto ciò da cui dipenderà la loro sopravvivenza per tutto l’anno.
Stiamo parlando soprattutto di cereali poveri come miglio, sorgo, sesamo, arachidi.
Sapere quale sarà la resa dei terreni che ogni famiglia ha a disposizione è però sempre più un’incognita in quanto, per motivi climatici, per l’aridità dei suoli (inasprita dalla mancanza di alberi e dall’erosione del vento), e per i metodi ancestrali di coltivazione, non sempre la stagione delle piogge è sufficiente a garantire un buon raccolto.
E così molti agricoltori, in gran numero donne, da qualche tempo sono riusciti a organizzarsi per gestire insieme le scorte di miglio in modo da non essere costretti ad acquistarne, nei periodi di magra, dai commercianti a prezzi di usura.
Si tratta di una vera e propria banca dei cereali che il missionario gesuita padre Franco Martellozzo, accogliendo le loro necessità, ha ideato e messo in pratica: all’inizio della stagione, ai contadini, viene dato uno stock di cereali che si impegnano a restituire a fine stagione con un quantitativo in più.
Da questo suo impegno, molte donne sono riuscite a sollevare la loro situazione familiare e hanno imparato a coltivare non solo cereali, ma anche ortaggi.
Questo migliora l’alimentazione ma anche il reddito, poiché l’eccedenza si vende sui mercati e il guadagno che si ricava può compensare l’eventuale scarsità della produzione cerealicola stagionale.
Il missionario vorrebbe aiutare quante più contadine possibile e oggi chiede di poter avviare la produzione di ortaggi in un nuovo villaggio.
Occorre costruire una recinzione per il terreno, realizzare il pozzo per irrigare i campi (è la spesa più alta), comprare delle attrezzature e formare le donne sulle tecniche agricole più moderne.
Sono spese a cui queste madri di famiglia, senza un contributo esterno, non potrebbero far fronte perché non possiedono nulla, se non la forza delle proprie braccia con cui coltivare la terra, curare chi si ammala e mandare i figli a scuola.
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