11 maggio: Preghiamo per le vocazioni
A Brescia è aperto un noviziato internazionale delle suore comboniane che accoglie sette giovani accomunate dal desiderio di consacrare la propria esistenza a Dio e ai fratelli che accosteranno nel corso della loro vita missionaria.
Le abbiamo incontrate con le suore che le accompagnano in questo delicato cammino.
Con entusiasmo ci hanno parlato della propria vocazione e del noviziato, periodo speciale per sperimentare la vita religiosa, prendere maggiore consapevolezza della propria chiamata e per innamorarsi di Dio.
Potrete ascoltare le loro voci nel podcast che trovate sul nostro canale Spotify.
Giornata di preghiera per le vocazioni
Questa ricorrenza, l'11 maggio, consente di condividere la gioia della chiamata anche al di fuori della propria comunità, come ci spiegano Napoliana e Tiresa, novizie che provengono dal Brasile e dall’Etiopia:
«Fare un’esperienza così profonda di fede ci porta a ringraziare per il dono della vocazione. Vorremmo che tutti fossero partecipi della nostra gioia e chiediamo a chi ci legge di essere sempre pronti ad accogliere Dio nel proprio cuore».
Un’altra richiesta viene fatta ai lettori di Cuore Amico:
«Amici delle missioni vi chiediamo di pregare per noi, perché pregando anche voi partecipate alla nostra missione. Dovunque andremo nel mondo sappiamo che, nel raccoglimento, ci aiuterete a vivere la nostra scelta e la nostra vita con maggiore gioia».
Sosteniamo le vocazioni
La chiesa, madre di vocazioni
Sono tre le frasi che scandiscono il messaggio di papa Francesco per una Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni di qualche anno fa: «La vocazione nasce nella Chiesa», «La vocazione cresce nella Chiesa», «La vocazione è sostenuta dalla Chiesa».
Il messaggio di papa Francesco per la 53esima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni è stato scandito da queste tre frasi.
Già dal titolo del documento “La Chiesa, madre di vocazioni”, emerge l’assoluta centralità della comunità rispetto alle vocazioni religiose.
La fase iniziale, la “chiamata”, non è considerata un fatto privato, che riguarda solo il singolo, ma è un evento che coinvolge tutti i credenti, che richiede una «mediazione comunitaria».
In seguito, nella fase di formazione, «la comunità ecclesiale rimane sempre l’ambito educativo fondamentale» con cui confrontarsi e da cui imparare. «Dopo l’impegno definitivo, il cammino vocazionale nella Chiesa non finisce, ma continua nella disponibilità al servizio, nella perseveranza, nella formazione permanente».
Non una scelta che resta cristallizzata nel momento in cui è stata compiuta ma che va approfondita, alimentata giorno dopo giorno, anche per fare fronte alle eventuali difficoltà che si possono presentare lungo il percorso.
In quest’ottica la comunità cristiana «rimane un riferimento vitale». Di più, è talmente importante rispetto alle vocazioni da essere chiamata dal Papa «madre». Una madre che sostiene, che non abbandona, che infonde coraggio, attraverso la «preghiera perseverante», «l'azione educativa e di accompagnamento», il «continuo sostegno di coloro che hanno consacrato la vita al servizio degli altri».

In podcast su Spotify




