Le parole di Papa Francesco | La Via Crucis dei carcerati
«Tante volte, nei tribunali e nei giornali, rimbomba quel grido: CROCIFIGGILO, CROCIFIGGILO! È un grido che ho sentito anche su di me», ha scritto un ergastolano all'inizio del suo commento alla prima stazione della Via Crucis, che si è snodata il venerdì santo davanti al papa in una deserta piazza san Pietro.
Quest'anno le meditazioni papa Francesco le ha affidate alla cappellania della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova [Pdf]. Accompagnare Cristo sulla Via della Croce, con la voce della gente che abita il mondo delle carceri, è l'occasione per assistere al prodigioso duello tra la Vita e la Morte, scoprendo come i fili del bene si intreccino inevitabilmente con i fili del male. Contemplare il Calvario da dietro le sbarre è credere che un'intera vita si possa giocare in pochi istanti, com'è accaduto al buon ladrone.
Il pentimento per la colpa commessa, la convinzione che la morte non è per sempre: tutto è possibile a chi crede, perché anche nel buio delle carceri risuona l'annuncio pieno di speranza: «Nulla è impossibile a Dio» (Luca 1,37).
Se qualcuno gli stringerà la mano, l'uomo che è stato capace del crimine più orrendo potrà essere il protagonista della risurrezione più inattesa.




