Malawi: Una chiesetta
In uno sperduto villaggio della diocesi di Blantyre, la messa viene celebrata in una misera capanna. Suor Germana Munari, missionaria Falmi, chiede un contributo per una cappella in muratura.
«La varietà di religioni presenti in Malawi fa sì che sia assai importante che i cattolici siano ben informati sugli insegnamenti della loro fede e ben formati per metterli in pratica», aveva detto papa Giovanni Paolo II nel 1989 durante il suo viaggio apostolico nel Paese africano, sottolineando anche quanto sia fondamentale per le persone «sviluppare un maggior senso di appartenenza e di partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa», in modo da essere stimolate «a crescere in santità».
Nonostante siano trascorsi quasi trent'anni, per suor Germana Munari, delle Francescane Ausiliarie Laiche Missionarie dell'Immacolata (Falmi), queste parole del pontefice sono ancora attuali.
Ed è proprio per sostenere la fede dei bambini, dei giovani, delle famiglie che vivono nella diocesi di Blantyre, nel sud del Paese, che la religiosa ha scritto una lettera a Cuore Amico con un'accorata richiesta: «In uno dei villaggi più poveri e sperduti della zona, la Messa si celebra in una misera capanna che non offre nemmeno un adeguato riparo dalle intemperie. Per poter continuare le funzioni anche durante la stagione delle piogge che è ormai prossima, serve una costruzione in muratura.
I fedeli hanno offerto gratuitamente la loro manodopera, ma non hanno i materiali per poter cominciare la costruzione. Non possiamo deluderli, abbandonarli, dobbiamo incoraggiarli, essere vicini ai loro sforzi e alle loro fatiche». Loro, fin da adesso, sono vicini a noi con le loro preghiere, oltre che riconoscenti e grati. «Zíkomo kwámbíri», dicono. «Grazie infinite».
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